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Luglio 2002


Ogni tanto leggo su Internet degli accesissimi dibattiti su questioni tipo: Chi è l’Arnisador che Antonio Ilustrisimo ha nominato come suo successore? Chi continuerà correttamente la tradizione del Lameco Esprima del defunto Edgar Sulite? Chi è il vero rappresentante dell’Arnis Pekiti Tirsia? A volte scuoto semplicemente la testa sorridendo. Per chi pratica le Arti Marziali Filippine queste domande semplicemente non hanno senso. Queste controversie nascono perché alcuni artisti marziali, che conoscono le Arti Marziali cinesi e giapponesi,  tentano di dare alle Arti Marziali Filippine la stessa caratteristica di monolitica tradizione. La tradizione delle Arti Marziali Filippine è differente.

Leggende affermano che monaci e persone non guerriere di mestiere hanno sviluppato stili di Kung Fu e Karate, rispettivamente in Cina e Giappone. Ci sono tantissime variazioni di queste leggende. In una, i monaci irrobustiscono tanto le loro mani per tagliare la legna da ardere, perché non possono portare con lame d’acciaio di qualsiasi tipo. Quindi hanno esteso le loro conoscenze del Kung Fu per l’autodifesa. Nell’isola di Okinawa i contadini allenano tantissimo i loro arti attraverso il duro lavoro nei campi e usano con efficacia i loro strumenti agricoli di lavoro  per difendersi da orde di soldati giapponesi. Questa sarebbe la leggenda dello sviluppo del Karate. Monaci Taoisti sviluppano le tecniche “interne” del Kung Fu per sviluppare sia il corpo che la mente a livelli altissimi. E le Arti Marziali Filippine..?

Semplicemente non ci sono testimonianze. Possiamo soltanto fare deduzioni ragionevoli in base ai pochi fatti che abbiamo a disposizione. Prendiamo l’etimologia del termine Arnis. Abbiamo delle indicazioni che l’Arnis è un’Arte prettamente guerriera. Esso sembra essere la corruzione della parola spagnola arnes, che indica un tipo di corazzatura a maglie. La corazzatura a maglie è una protezione relativamente flessibile realizzata con numerosi anellini di ferro intrecciati e sovrapposti fra loro, come quelle indossati da Cavalieri nell’Europa medievale. Arnis de mano quindi significa, letteralmente, armatura flessibile con le mani, e probabilmente allude all’abilità del praticante di Arnis di difendersi a mani nude come se avesse indosso una corazzatura. Un altro suggerimento che ci indica che quest’Arte è stata sviluppata in ambito puramente guerriero, è che a tutt’oggi l’insegnamento tradizionale impone di apprendere prima l’uso delle armi, successivamente applicare questi concetti alle mani nude. Perché? Nessun soldato va in battaglia senz’armi, in nessuna epoca. Il soldato prima combatte con le armi, poi passa alle mani nude come ultima risorsa. Questo in contrasto con la maggior parte delle Arti Marziali che tradiscono così le loro origini “civili”.

 Quando gli spagnoli occuparono le Filippine, la prima cosa che fecero fu di neutralizzare la classe guerriera. Proibirono ai filippini il porto delle loro amate lance, dei kampilan, degli archi e delle frecce, delle cerbottane… Ma i filippini ebbero il permesso di tenere le fruste per la gestione del bestiame. Poterono portare senza problemi bastoni da passeggio, anche se l’utilizzatore non era un anziano con problemi di deambulazione. I contadini uscivano di casa con i loro coltelli da lavoro, i bolo, legati addosso, oppure una daga, un qualsiasi tipo di lama adatta alla difesa personale. Infine, ovviamente, avevano sempre le loro mani e loro piedi… A questo punto i filippini ebbero, alla fine, cinque classi d’arma su cui concentrarsi per sviluppare tecniche di combattimento. Così non praticarono più l’arte del tiro con l’arco, l’uso della lancia da guerra o della cerbottana. E persero il patrimonio di tecniche d’uso in guerra di queste armi. Ovviamente il praticante di Arnis doveva essere in grado di arrangiarsi con qualsiasi arma fosse a portata di mano. Però, in ogni caso, l’insegnamento dei vari sistemi di Arnis rimase con un’impronta fortemente guerriera e con un insegnamento piuttosto “impersonale”. Cosa s’intende per “impersonale”?  Il limite di distinzione sociale nelle antiche Filippine era il Barangay. Barangay era un insieme di più famiglie, che non sempre erano imparentate fra loro. Il numero di guerrieri capaci di difendere questi Barangay era probabilmente molto ristretto, e chi insegnava l’Arnis si rivolgeva a tutti i maschi in grado di farlo, senza tener conto della famiglia di provenienza. Al contrario, in Cina ed in Giappone, i maestri di uno stile consideravano i loro insegnamenti come patrimonio esclusivo della loro famiglia, e che serviva soltanto per difendere la loro famiglia ed accrescerne il prestigio. Così capitava che la trasmissione di tali conoscenze avveniva solo tra padre e figlio, o comunque in ristretta linea parentale. O almeno si tentava che fosse solo così. Ad esempio, in Cina, solo i membri della famiglia Chen potevano apprendere il Tai Chi Chuan, fino a che Yang Lu’ Chan ruppe questo monopolio. In Giappone solo la famiglia Takeda poteva conoscere l’Aiki Jitsu. Fino a poco tempo fa la famiglia Kano tentava di mantenere il controllo sul Judo, anche se questo da tempo è patrimonio di tutti. Con questi comportamenti i titoli di allievo, maestro, gran maestro, spesso riflettevano la genealogia di una famiglia: nipote, padre e nonno. Queste situazioni portavano spesso i maestri a diventare come dei secondi padri e ad interferire sulla vita privata dell’allievo in una maniera e con una proporzione che è totalmente sconosciuta al praticante di Arnis.

 I praticanti di Kung Fu cercano avidamente documenti che riportino la genealogia storica dei loro stili, in modo da poterli collegarli al tal maestro, e quindi legittimarli. Detto per inciso, al praticante di Arnis importa ben poco di certi argomenti. Un maestro di Arnis è valido per quello che dimostra di saper fare, non perché ha ricevuto il certificato dalla tal scuola, o perché è stato pubblicamente dichiarato successore del tal maestro. Il maestro d’Arnis è un maestro sui generis. L’Arnis predilige i maestri che brillano di luce propria, come il sole, e non di luce riflessa dalla scuola da lui frequentata, come la luna. Jose Caballero, Remy Presas, Edgar Sulite hanno sempre dichiarato di aver creato un proprio stile da soli, piuttosto che aver portato avanti una tradizione acquisita. Quando un allievo si appresta a ricevere un addestramento all’Arnis, il maestro di solito dice: “Ecco, ora ti mostro quel poco che so fare”. Se la dimostrazione è convincente per l’allievo, questo resta per ulteriore addestramento. Un Maestro di Arti Marziali Filippine non dovrebbe mai iniziare la prima lezione con un: “Ecco io ti insegno perché sono Decimo Dan dello stile XYZ di Arnis”. Questi comportamenti sono la conseguenza di un’epoca molto molto recente e ben più inquadrabile nella logica commerciale. Alla fine, nelle Filippine, i maestri del Nord tendono a fare più autocritica e all’umiltà, mentre quelli del Sud a tuonare ai quattro venti le loro abilità. Questioni culturali e di dinamiche sociali diverse. Poco hanno a che fare con la reale capacità tecnica individuale. Però, nella nostra epoca di pura logica commerciale, i sistemi del Sud delle Filippine sono diffusi in tutto l’occidente, mentre quelli del Nord restano sempre nell’ombra.

Allora, quando un allievo diventa maestro? Si autoproclama tale? Per quanto possa sembra strano ai praticanti di Arti Marziali cinesi e giapponesi, la risposta è si. Il praticante di Arnis inizia ad insegnare quando egli si sente pronto a farlo, e non quando il suo maestro gli dice di farlo. Il maestro tradizionale mai gli darà un certificato, mai lo nominerà successore, non importa quando abile l’allievo è diventato. Molto semplicemente, quando un praticante di Arnis inizia ad insegnare, è anche in grado di affrontare scontri all’ultimo sangue. Un maestro che da un certificato che autorizza ad insegnare ad un suo allievo , o lo proclama suo successore, in effetti segna la sua condanna a morte. Nessun maestro filippino gradisce avere questa responsabilità. E’anche vero che se il suo allievo dovesse perdere queste sfide, il maestro perderebbe sicuramente prestigio. Mettiamo che un allievo decida di insegnare e il suo maestro pensi che non è adatto. Cosa succederebbe? Nulla, nella miglior tradizione della società filippina, il maestro non direbbe nulla, e lascerebbe il suo allievo al suo destino d’insegnamento. Inoltre esistono famosi maestri di arnis che sono diventati tali senza aver mai preso lezioni. Pedro Walis ne fu uno: lui dichiarò di aver imparato l’Arnis semplicemente guardando maestri praticarlo ed insegnarlo.

 

Certificati di stage frequentati, dichiarazioni che autorizzano a rappresentare uno stile, e la selezione di un successore sono fenomeni contemporanei, prodotti di maestri che vogliono solo commercializzare le loro capacità. Molti di questi maestri hanno studiato le Arti Marziali giapponesi, e i sistemi di divisione di livelli nell’Arnis sono successivi ai sistemi giapponesi. Ora ci sono le cinture colorate (o le magliette), i certificati di frequentazione degli stage, i diplomi da appendere al muro, o semplicemente una tessera d’appartenenza. Tutto questo senza dare in cambio, a volte, nulla di tangibile all’allievo. I maestri di adesso possono permettersi di fare certe cose per il semplice motivo che le sfide all’ultimo sangue sono illegali e ormai scomparse. Che sia questa la fine di un’epoca di tradizioni e l’inizio di un’altra? Forse. Diversamente dalle Arti Marziali cinesi e giapponesi, l’Arnis ha una tradizione aperta, e i suoi maestri non hanno paura di cambiare. Questo è dato dalle origini guerriere dell’Arnis. In battaglia uno ci sta ad utilizzare  tecniche di qualsiasi origine, purchè sia efficace… L’Arnis nel tempo ha subito molti cambiamenti. Il primo, già accennato, è stato la messa al bando della classe guerriera ad opera dei colonialisti spagnoli. Così i maestri di Arnis si sono concentrati a sviluppare tecniche di combattimento con gli oggetti di uso quotidiano che erano rimasti legali. Il secondo grande cambiamento imposto dagli spagnoli è stato il fenomeno di cristianizzazione dell’Arnis. Un minimo di essoterismo è sempre esistito anche nell’Arnis, con le Oraciones, preghiere/maledizioni da utilizzarsi prima di uno scontro chiedendo i favori delle divinità locali. Ora, i praticanti di Arnis, sostituirono, nelle loro Oraciones, le divinità pagane con i simboli sacri del Cristianesimo. In molti casi questo cambiamento non fu troppo traumatico. Ad esempio molti arnisador sostituirono il giorno d’iniziazione alle oraciones, che era dedicato alla dea luna, con il giorno di Ognissanti, e così di seguito con altre ricorrenze. Poi un altro cambiamento si ebbe quando gli spagnoli chiesero di coreografare le Komedya, celebrazioni dal vivo cristiane di battaglie di episodi della Bibbia. Ecco che nasce un nuovo stile di Arnis: l’Arnis da teatro. I consulenti di Arti Marziali per i film d’azione d’oggi sono i loro eredi. Il terzo cambiamento avvenne quando l’Arnis venne trasformato in sport. Ecco che i praticanti di questa versione di Arnis si sfidano in tornei indossando protezioni, e sviluppano tecniche specificatamente pensate per la prospettiva sportiva. Probabilmente lo stile di Arnis più diffuso in occidente. Il quarto cambiamento, già accennato sopra, è quello relativo al rilascio di certificati che dimostrano il grado d’istruzione raggiunto nella pratica di uno stile di Arnis da una scuola. Questo non è Arnis tradizionale. Arnis commerciale allora? Per qualcuno può sembrare una bestemmia, ma non lo è per forza. Gli allievi dell’Arnis sportivo, citato prima, possono mantenersi in forma con un livello tecnico/qualitativo alto, anche se può aprire le porte a troppi maestri di Arnis affamati di denaro. Il Maestro Antonio Ilustrisimo sosteneva che i certificati di questo tipo non hanno senso, quindi non ne ha mai rilasciati per i suoi discepoli più intimi. Ne ha dati solo a chi insisteva molto per averli, e cinicamente solo quando aveva bisogno di soldi.

 Che futuro per le Arti Marziali Filippine? MI piacerebbe vedere dei maestri, con abbastanza fegato ed intelligenza, da integrare l’uso delle armi da fuoco nel loro patrimonio marziale. Qualcuno di essi vorrebbe reintegrare l’uso della lancia e dell’arco e cerbottana. Ma ciò è da considerare un passo indietro: Ora come ora la gente combatte con le armi da fuoco, non con lance ed archi con relative frecce!

 Alla fine, se mi chiedono di scrivere in poche parole l’essenza delle Arti Marziali Filippine, che cosa avrei da dire? Le Arti Marziali Filippine sono la ricerca dell’unicità dell’individuo. Rispondo alla domanda: “Chi sono?”.

Se sei un praticante di Arti Marziali Filippine inizi imitando il tuo insegnante, dopodiché capisci che per progredire devi per forza aattare queste tecniche alla tua costituzione fisica, al tuo carattere e ai tuoi riflessi. Di fatto non esiste un Arnis efficace che sia identico tra praticante e praticante. Ora, passando tra lo stato di tecniche acquisite e tecniche che sono divenute “nostre”, prima o poi si capisce della libertà dell’individuo nella pratica dell Arti Marziali Filippine. L’Arnisador gioisce la libertà, la creatività del suo Cuore.

 

Il paragrafo sopra è stato scritto da Pedro Reyes, ed è pubblicato sul libro "Arnis" edito dalla Tuttle Martial Arts. Ho voluto tradurlo e metterlo in linea perchè mi sembra dare un punto di vista limpido e disincantato sul modno delle Arti MArziali Filippine. Personalmente mi trovo d'accordo su tutti gli argomenti affrontati in questo saggio. Meditate gente, meditate... :-)

A tutti quelli che scrivono per chiedere informazioni, fare commenti ed altro, va sempre il nostro più sentito ringraziamento.

Grazie a tutti.

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